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Trib. pen. Taranto 20 giugno 1996

in tema di falso ideologico commesso da p.u., di cui si riporta uno stralcio della motivazione:

<<. . .Le due consulenze di parte pervengono a conclusioni nettamente differenti:mentre il consulente tecnico della difesa, ... perviene ad una affermazione di sicura genuinità ed autenticità della firma . . . il CT del P.M . . . ad un giudizio di falsità della firma, ottenuta con la tecnica della imitazione . . . 1) in particolare la consulenza tecnica per il P.M. accentra la propria attenzione sulla analisi del gesto grafico della pressione, sulla caratteristica del c.d. "gesto fuggitivo" . . . Conclusioni del CT del PM: le firme di paragone sono chiaramente frutto di un gesto spontaneo; la firma in verifica è esecuzione lenta di un disegno frutto di imitazione, ed è perciò sicuramente falsa. 2) Per converso, il CT della difesa contrappone alla consulenza per il PM le seguenti osservazioni: a) dal confronto fra la firma contestata e le firme di comparazione emerge similarità di "engramma ideativo" vale a dire esiste lo stesso modo di ideare la firma nella sua interezza espressiva; b) le forme grafiche risultano eseguite con la spontanea similarità dei movimenti formativi; c) vi è corrispondenza dei rapporti ritmici fra "attacchi" e "stacchi" tra le varie lettere; d) stessa modulazione dei tratti grafici, stesso affievolimento pressorio in finale dei tratti, perfetta concordanza di elementi costitutivi e modalità esecutive; e) già tali elementi escludono che la firma contestata possa costituire frutto di imitazione; in aggiunta a ciò va poi considerato che, poiché del documento contestato è a disposizione soltanto la fotocopia, sulla quale è stato eseguito l'esame grafologico, le anomalie pressorie che appaiono sul tracciato grafico della sottoscrizione . . . in verifica non sono dovute ad innaturalezze immesse imitazione (come ritenuto dal CT del PM), ma dipendono dal fatto che il tracciato grafico riprodotto per fotocopiatura, specialmente quando la riproduzione fotostatica è fatta da altra fotocopia, rimane deformato dalle localizzazioni delle polveri di toner, come spiegato alle pagg. 42-43 della CT della difesa. Sulla base di tali considerazioni il CT della difesa conclude nel modo che segue: la firma in verifica risulta essere genuinamente autografa. 3) La perizia del CTU . . . Dalla disamina poi delle due consulenze tecniche della difesa e del PM il perito osserva che la prima non ha applicato il metodo della comparazione relativa al reperto dei segni coattivi indispensabili per una "certezza identificatoria, mentre la seconda si è limitata ad affrontare il problema soltanto sotto il profilo della comparazione morfologica delle scritture in esame . . . Si è così affermato che "ogni qualvolta deve procedersi a comparazione delle scritture, la perizia deve essere eseguita secondo i principi della grafologia, in quanto non è sufficiente la comparazione pura e semplice di determinati segni calligrafici per stabilire l'appartenenza di due scritti ad una medesima persona, dovendosi tener conto di tutti gli altri elementi rilevatori dal carattere"; ed ancora, che "in tema di perizia per accertare la autenticità di una nuova scrittura, il vecchio metodo in cui il perito procedeva esclusivamente ad una comparazione alfabetica è stato abbandonato non avendo nulla di scientifico . . . Al metodo calligrafico si è quindi sostituito quello grafonomico, che studia la grafia non solo nel suo aspetto obiettivo, ma in relazione altresì alla scrittura, individuandone difformità e somiglianza e, soprattutto, le caratteristiche distintive, idonee a farne stabilire la provenienza da un determinato soggetto. Le conclusioni cui il Tribunale ritiene doversi pervenire, sul caso di specie, non può prescindere dalla considerazione che i tre esami della firma rispettivamente svolti da tutti i consulenti tecnici sono giunti a conseguenze difformi: quella per il PM conclude per la sicura falsità, quella della difesa per la sicura autenticità, la CTU nel senso della incertezza in ordine alla paternità della firma, sulla scorta della rilevata compresenza di fattori caratterizzanti comuni e diversificanti in egual numero ai quali possono solo aggiungersi quali elementi corollario di riscontro gli elementi cosiddetti aggiuntivi, ma l'effetto dei quali ultimi viene logicamente a perdere rilevanza in presenza di elementi coattivi neutralizzantisi numericamente. Pur riconoscendo pregio e cura agli elaborati del CT del PM e della difesa non può trascurarsi, a giudizio di questo Tribunale, che la comparazione fra gli stessi evidenzia nell'elaborato della CTU l'applicazione di criteri scientifici più aggiornati ed attuali, così come d'altro canto riconosciuti come validi dalla Giurisprudenza anche recente della Suprema Corte. Il Tribunale fa pertanto proprie le conclusioni della perizia di Ufficio e cioè che il caso, oggetto dell'elaborato peritale, non può giungere a conclusione di "certezza identificatoria"; il che equivale sostanzialmente a dire, in altre parole, che non può affermarsi che la contestata firma sia un falso; ciò, in termini di accertamento della penale responsabilità dell'imputato, conduce alla impossibilità di affermare che egli, nell'esercizio delle sue funzioni, attestò falsamente l'autenticità della firma contestata e l'apposizione della stessa in sua presenza: ciò, non consentendo di ravvisare neppure gli estremi della condotta integrante il reato di falso ideologico ascritto all'imputato comporta la assoluzione di questi dal reato ascrittogli perchè il fatto non sussiste. . .».

Circa il rifiuto dei metodi calligrafico e grafometrico vi è già traccia nella risalente App. Trento 25 maggio 1956 (in Giust. civ., 1956, 25):
«Nell’accertamento dell’autografia di una scrittura privata, il metodo dell’esame dell’aspetto dell’esecuzione grafica, basato sul rilievo dell’impronta personale della scrittura, estrinsecatesi nella diversità delle linee della pressione, dell’estensione, della velocità, come quello in formato, ha più sicuri criteri scientifici, dà maggiore affidamento dell’esame grafometrico, sicché in caso di discordanza dei risultati dell’esame condotto con due metodi, sono più attendibili quelli ottenuti con il primo».


 

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